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martedì, maggio 08, 2012

lunedì, novembre 29, 2010

Scrivi la storia di Desdy Metus



Verticalismi è orgoglioso di presentare: L’insonne feat. Giuseppe di Bernardo

Finalmente è giunta l’occasione che aspettavi, realizza un fumetto de l’Insonne (da solo o in team creativo) nel tipico formato “verticale”(Jpeg, 700 pixel di larghezza e lunghezza libera).

Per la prima volta al mondo, la licenza di una serie a fumetti coperta da diritto d’autore viene estesa a tutti gli utenti di un sito-web.

Grazie alla collaborazione con edizioni Arcadia, avete la possibilità di sbizzarrirvi a creare la vostra versione di Desdy Metus e di realizzarei vostri personali episodi completi, solo su Verticalismi.it .

Come partecipare?

Qui tutte le informazioni.Loggati o iscrivi

Il disegno utilizzato per il flyer è della mitica Elena Casagrande .

venerdì, ottobre 01, 2010

Di "Tito" un po'


Fa piacere riprendere in mano dei libri che avevi letto qualche anno prima e trovarci cose nuove, scoprire aspetti che in un primo momento non avevi colto. E' il caso del libro curato da Davide Barzi, Faraci, " Tito Faraci, Per scrivere fumetti. Teorie e tecniche. Diabolik, Dylan Dog, Lupo Alberto, Topolino."
Non si tratta di un vero e proprio manuale su come scrivere e sceneggiare fumetti, ma invece è una sorta di diario personale di Tito Faraci che racconta come ha affrontato la scrittura di tanti personaggi cosi diversi tra loro. Spiegando il suo approccio alla scrittura e lo spirito con cui si pone di fronte alle problematiche che gli si presentano di volta in volta, Faraci permette al lettore di entrare dentro lo spirito con cui va affrontato il mestiere di sceneggiatore.
E' un modo diretto che vale molto di più di tanti manuali sui fumetti che si trovano in giro.
Il libro è stato edito nel 2004 dalla Coniglio Editore, ma è ancora disponibile.
Una presentazione la trovate qui.

martedì, febbraio 09, 2010

Autocelebrazione


Per una volta ho voglia di fare un'autocelebrazione. Da persona modesta quale sono, concedetemelo.
Non che sia chissa cosa, ma fa comunque piacere. Sull'ultimo numero di Littlenemo uscito, ormai tre anni fa, sono stati pubblicati due articoli. Uno a firma di Corrado Zedda, era dedicato a Casty, autore Disney, e l'altro, scritto dal sottoscritto, era dedicato al poliziesco italiano. Ebbene entrambi gli articoli sono citati e linkati da Wikipedia. Una bella soddisfazione.
La pagina di Wikipedia su Casty la trovate qui. La pagina sul giallo italiano a fumetti su Wikipedia è a questo indirizzo. I link di cui parlavo li trovate a fondo pagina.

Per chi non avesse ancora visto gli articoli, buona lettura.

martedì, gennaio 12, 2010

Il mestiere del fumettista

Ricevo e segnalo.
E' appena nato Shaolin Cartoonists, un blog che si propone di parlare di fumetto rivolgendosi soprattutto a chi aspira a farne parte, ma anche a chi già ha fatto della nona arte il proprio mestiere.
Il nostro primo post è dedicato a tutti i fumettisti italiani che vogliono tentare la via del mercato francese, all'indirizzo http://shaolincartoonists.blogspot.com potrete leggere la prima parte di un'intervista ad alcuni editor e direttori editoriali di importanti case editrici francesi quali Delcourt, Glénat e Soleil.
La seconda e ultima parte sarà on-line tra pochi giorni.

Chi avesse consigli o commenti, oltre a scrivere direttamente nell'area commenti del blog, può contattarci privatamente all'indirizzo
shaolincartoonists@tiscali.it

Ci vediamo presto su
Shaolin Cartoonists!

Claudia Checcaglini
Fabio Lai

giovedì, luglio 09, 2009

Le nuove autrici del fumetto italiano

Su Lo Spazio Bianco trovate uno speciale realizzato da me con ben 11 interviste ad alcune protagoniste del fumetto italiano, Susanna Raule e Liri Trevisanello; le disegnatrici Sara Pichelli,Elisabetta Barletta ed Elena Mirulla; le autrici complete Nora Moretti e Francesca Da Sacco; le coloriste Claudia Checcaglini e Ketty Formaggio; le blogger Maria Pia Cinque e Mirella Menciassi.

L'illustrazione è della bravissima Mirella Menciassi

domenica, marzo 29, 2009

Che Tex!

E' sempre utile seguire i forum. A volte si trovano delle dritte interessanti sui fumetti usciti di recente. Una di queste riguardava il n° 581 di Tex, scritto da Tito Faraci (l'autore più ecclettico del fumetto italiano) e disegnato dagli ottimi Cestaro Bros.
Ecco di seguito alcuni commenti entusiasti tratti dal forum di Comicus:

The Daxman. "Ammazza che fumetto!Finalmente la quintessenza di Tex al 200%!!!Storia molto bella, ben costruita e soprattutto SCRITTA BENE!!! I personaggi sono uno meglio dell'altro, tanta azione e... ragazzi, un Tex così l'ho visto solo nelle storie di GLB.Pura icona.E lo dice uno che boicottava fino all'altro ieri Tex e l'attuale fumetto italiano.P.S.: a mio parere il VERO autore sulle cui mani riporre il futuro di Aquila della Notte è proprio Tito Faraci! Altro che il freddo cyborg col cappello o il vecchio rincoglionito che si leggono in altri autori... "

DBRM: "Qui Faraci è incredibilmente ispirato! I risultati sono andati ben al di la di ogni più rosea aspettativa.Pur rimanendo fedele al classico archetipo bonelliano, il suo Tex ha quel qualcosa in più, e riesce a trovare il giusto compromesso tra figura "divina" e umana.I dialoghi sono freschi ed incisivi. I disegni superlativi (ma si sa, su Tex siamo abituati al meglio)."

Se volete provare il gusto di leggere una storia di Tex che mantiene i piedi nella tradizione ma guarda verso la modernità dovete assolutamente leggere il n° 581 di Tex, Lo Sceriffo indiano. E se poi il numero successivo confermerà queste premesse, potremmo parlare quasi di una storia capolavoro.

domenica, marzo 15, 2009

Quando c'era "Il Monello"


Per una serie di circostanze particolari, saltando da un social network come Facebook ad una pagina web sono capitato su un sito dove si parla de " Il Monello" una gloriosa rivista per ragazzi molto diffusa nel secolo scorso.
Il pezzo è assai breve ma esaustivo e lo trovate qui.

lunedì, agosto 25, 2008

E la nave del fumetto va...

La nave del mondo del fumetto pare sempre sul punto di andare a fondo, ma a fondo non ci va mai.
Qualche giorno fa leggevo il recente aggiornamento del sito di Michele Medda e ho avuto la sensazione che uno degli interventi lo avessi già letto tempo fa. Ma in realtà non era così.

Si tratta di un argomento che a Medda sta particolarmente a cuore, e infatti ne parla spesso. L'articolo in questione si occupa della crisi del fumetto, ma sembrerebbe un (non tanto velato) invito, alla nuova generazione di autori e di aspiranti tali, a lasciar perdere. Il problema comunque è reale e ben più profondo, ma non si risolve certo dando le colpe al pubblico che non legge, e/o scoraggiando i nuovi autori. Di crisi del fumetto, in Italia, se ne parla da oltre 25 anni. Nei primi anni ottanta la situazione era ben più grave di quella attuale. Poi è bastato che la Bonelli desse fiducia ad un autore chiamato Tiziano Sclavi, che ebbe la possibilità di creare Dylan Dog, e il mercato del fumetto, come per miracolo, trovò un nuovo pubblico.
E degli effetti positivi del successo di Dylan Dog ne beneficiarono in tanti. L'ottimo successo di Nathan Never, qualche anno dopo, fu possibile grazie al pubblico "scovato" da Dylan Dog.
E non è un caso che dietro questi successi editoriali vi fossero autori giovani. Tiziano Sclavi quando creò Dylan Dog aveva 33 anni (ma già lavorava da almeno dieci).
Quando crearono Nathan Never, Medda e Serra avevano meno di 30 anni e Vigna li aveva superati da poco. Perchè autori così giovani furono in grado di creare questi personaggi apprezzati dal pubblico? Il motivo è semplice, erano in sintonia con i gusti e le aspettative dei lettori. Quindi, quando sento discorsi che invitano i nuovi autori a lasciar perdere, resto perplesso. Finchè questo discorso lo fa Sergio Bonelli (che pare sia pessimista di natura) mi può stare anche bene, perchè ormai è solo un editore, ma se lo fa un autore di fumetti invece no. E come se Venditti andasse a dire in giro che è meglio che i giovani facciano altro piuttosto che cercare di fare musica. Penserei che lo stia dicendo perchè ha paura di una possibile concorrenza.
Su una cosa, però, Michele ha ragione. Il lavoro del fumettista sta assomigliando sempre di più a qualunque altro lavoro, con tutte le precarietà che ne conseguono.
Ma perchè questo? Perchè la Bonelli, in questi anni, grazie alla possibilità del mercato, ha fatto diventare il "fumettista" una sorta di impiegato pubblico privilegiato: lavoro continuativo e ottimo guadagno.
I tempi cambiano, purtroppo. E sta cambiando anche la figura del fumettista e il mondo lavorativo intorno a lui. L'idea dell'autore legato alla stessa casa editrice e allo stesso personaggio per anni non sarà più la sola che dovremmo considerare. Sarà sempre più simile, come figura, a quella di altri liberi professionisti, come grafici, illustratori, fotografi e architetti. L'autore sarà freelance e manager di se stesso o legato ad una agenzia. E sarà il mercato a decidere. Anche perchè (e gia lo stiamo vedendo con tanti autori italiani che collaborano con diversi editori sia italiani che stranieri) lo scenario lavorativo si sta ampliando e lo sarà sempre di più in futuro. Insomma, anche il fumettista risentirà dell'effetto della globalizzazione, quindi ci saranno autori che non saranno più legati al mercato italiano, ma magari avranno un contratto con un editore francese, poi per un anno lavoreranno con un editore americano, e poi ancora per un editore italiano. Quindi scoraggiare i nuovi autori dimostra solo una visione limitata al mercato italiano e non coglie il cambiamento che c'è in atto.
Poi dal punto di vista di lettore, io auspico fortemente l'arrivo di autori giovani, professionalmente preparati, che possano dare il via ad una rinascita del fumetto italiano. Per assurdo, ma non poi tanto, i nuovi potrebbero davvero portare via del lavoro ai vecchi autori. Ogni nuovo sceneggiatore che scrive Dylan Dog (penso a Di Gregorio, Recchioni, Bilotta) per forza di cosa occupa uno spazio che prima era di altri, a meno che Bonelli non decida di aumentare a dismisura le uscite di Dylan Dog. Ma se questi autori giovani scrivono belle storie, tanto di guadagnato per tutti. Ci guadagna il pubblico che rimane soddisfatto, ci guadagna l'editore e ci guadagna, soprattutto, il fumetto italiano e non solo.

giovedì, luglio 24, 2008

Tex...


Il ricordo più lontano che ho di Tex mi vede bambino, seduto sui gradini di casa, in un pomeriggio d'estate. Avevo circa 9 anni quando iniziai a collezionarlo regolarmente. A introdurmi alla lettura di Tex fu il mio vecchio padrone di casa, una persona che sapeva a malapena leggere e scrivere, ma che ogni mese comprava il fumetto di Aquila della notte. Non era però un collezionista, e infatti spesso e volentieri dopo averlo letto me lo regalava. Il primo numero fu una folgorazione; ricordo ancora il titolo: Condor Pass. Da allora non mi sono più fermato. Ho collezionato Tex sino al numero 400, poi un traumatico cambio di abitazione e una conseguente mancanza di spazio, mi obbligò a sistemare tutti gli albi da un caro amico, che ancora li conserva gelosamente nella sua casa di Armungia.
In questi anni, a periodi alterni, ho letto diversi albi di Tex, acquistati o prestati. Le occasioni principali sono stati il ritorno di Mefisto e il racconto del passato di Carson e Tiger Jack.
Due giorni fa, incuriosito dai giudizi positivi, letti su vari forum, ho, dopo anni, riacquistato un numero di Tex. L'albo è quello attualmente in edicola, Terre Maledette di Boselli e Font. Non sono rimasto deluso. A tratti sembrava di assaporare le splendide atmosfere che solo il grande Gianluigi Bonelli sapeva creare.
Tex ha davvero qualcosa di magico. Passano gli anni e il fascino del personaggio rimane intatto, nonostante alcuni anni bui in cui Claudio Nizzi sembrava aver perso le redini del personaggio.
C'è voluto l'arrivo di Mauro Boselli (in assoluto l'attuale miglior sceneggiatore di storie di avventura in Italia) per rivitalizzare il personaggio.
Sono davvero tentato di ricominciare a collezionare Tex. Se la seconda parte dell'avventura in uscita ad agosto non deluderà le mie aspettative, c'è davvero il rischio che lo faccia sul serio.

giovedì, maggio 29, 2008

Segnalazione speciale Global Manga


Nel sito Animeclick, quotidiano di informazione su anime e manga, sono stati favorevolmente segnalati lo speciale dedicato al Global Manga e l'intervista a Dany&Dany che ho realizzato per Lo Spazio Bianco. La segnalazione la trovate qui, seguita da una interessante serie di commenti.
Dany&Dany sono appena tornate dagli Stati Uniti dove erano ospiti dell'Anime Central una delle più importanti convention di Anime e Manga. La loro partecipazione è stata un autentico successo. Il resoconto lo trovate qui.

domenica, maggio 25, 2008

Altra collaborazione

Sul sito Lo Spazio Bianco è presente uno speciale ( a cui ho dato un mio piccolo contributo) sul concorso organizzato da Morning, una delle più popolari riviste fumettistiche del Giappone, aperto a tutto il mondo volto alla ricerca di nuovi talenti. Tra i finalisti, sette sono autori italiani: Adriano Barone, Simone Altimani, Andrea Iovinelli, Massimo Dall'Oglio, Salvatore Pascarella, Rosa La Rana, Mario Mazzo.

martedì, maggio 20, 2008

Extracomunitari e razzismo



Circa dieci anni fa ho pubblicato una storia di 4 tavole per GruppoMisto dedicata al razzismo. La protagonista di questa storia è nata quasi per caso, ma ha da subito dimostrato di avere una forte personalità. Laura era un personaggio forte e su suggerimento del disegnatore Gianmarco Ibba sarebbe dovuta diventare la protagonista di una serie di avventure.
Visto il periodo che stiamo attraversando, con discussioni accese sul razzismo, mi è sembrato giusto postare la storia sul blog. Come al solito per vedere le immagini ingrandite dovete cliccarci sopra.

giovedì, maggio 15, 2008

Rewind: CORTO MALTESE E DINTORNI


Ecco un'altro articolo che ho piacere di riproporvi. Questa volta il pezzo non è mio ma ho scelto di ospitare un intervento di Corrado Zedda, un vecchio amico e mio collaboratore da anni.
L'articolo è stato pubblicato sul numero 8 di Littlenemo uscito a gennaio del 2007.
L'argomento è davvero interessante. Prendendo spunto da Corto Maltese Corrado fa una acuta riflessione sui ragazzi di oggi e sul loro rapporto con la lettura.

CORTO MALTESE E DINTORNI
ALLA RICERCA DEL PARADISO PERDUTO
di Corrado Zedda

Rileggendo in questi giorni il ciclo di Corto Maltese, nella bella edizione filologica curata da “L’Espresso”, non potevo che pormi delle riflessioni via via che scoprivo o riscoprivo le avventure del bizzarro marinaio creato da Hugo Pratt e queste riflessioni si accompagnavano alla contemplazione triste e disincantata di quel che si vede nel mondo di oggi.
Dico subito che non voglio qui proporre il classico elogio dei bei tempi andati, anche perché sono giovane, propositivo e pieno di ideali e speranze per il futuro. Ma i tempi non sono belli e occorre meditare, per ritrovare lo slancio adatto a orientarsi nel mondo di oggi.
Corto Maltese, dunque. Un marinaio all’avventura per il mondo, la cui vita, se andiamo a vedere le cose in termini utilitaristici e pratici, appare agli occhi dell’oggi priva di una meta vera e propria, senza un apparente scopo e, in definitiva, senza un’utilità.
Un uomo che viaggia e basta potrebbe dare l’idea del perditempo, ma che male c’è nell’essere a volte dei perditempo?
E poi a colpire per la sua lontananza dall’oggi è la dimensione del mondo in cui si muove Corto, un mondo ancora mitico, dove tutto può essere ancora scoperto, dove puoi entrare in una vita alternativa a quella che vivi quotidianamente.
Cosa importa appurare se Hugo Pratt ha vissuto realmente quanto raccontato col suo personaggio o molto è il risultato di una sua proiezione mitica, ideale? Non è questo ciò che conta. Ciò che viene raccontato è di per sé bastevole a fornirci l’idea, l’essenza di un’altra dimensione.
E questo spazio, quanto appare lontano da quello di oggi.
Forse la televisione ha realmente invaso ogni spazio della nostra fantasia. Forse sognare è visto oggi come un qualcosa per poveri scemi.
La realtà è fatta di una piatta omologazione in cui tutti siamo contenti di avere le stesse cose, chi più chi meno e invece di sognare una realtà diversa, un mondo alternativo l’oggetto della nostra affannosa ricerca non è più interiore ma esteriore, magari l’ultimo modello di videofonino cellulare.
E come sono figli dei nostri tempi i nostri ragazzi e adolescenti e bambini.
Piccole jene che stiamo allevando nel nostro mondo senza fantasie e senza sogni ma pieno di ipocrisie e cattiveria da imparare alla svelta.
A nostra immagine.
Ma perché, poi, i ragazzi dovrebbero sognare qualcosa d’altro rispetto a ciò che vivono oggi?
Una volta leggevi e sognavi o ascoltavi quel certo tipo di musica perché serviva a portarti da un’altra parte, contrapposta a quel quotidiano che non ti andava bene, nel quale in un certo senso ti rifiutavi di sentirti completamente integrato.
E allora leggendo “L’Isola del tesoro”, “20000 leghe sotto i mari”, le avventure di Corto Maltese, ti isolavi, viaggiavi per il tuo mondo e scoprivi, al tuo ritorno, quanto poteva essere noioso, mediocre, anche triste, vivere la realtà quotidiana. E ti preparavi a salpare, ancora una volta, con la fantasia, da quel mondo noioso.
Ma tornavi ogni volta con un carico nuovo, che, anche se apparentemente non ancora spendibili per vivere la realtà concreta del quotidiano, inconsapevolmente ti fornivano strumenti e idee per affrontarlo meglio, con le tue idee, con le tue diversità, con un contributo originale che potevi apportare.
Nel mondo dei grandi, un giorno, tutto questo avrebbe significato essere un ingegnere con idee geniali, uno scrittore dalla fantasia coinvolgente, un insegnante con sogni ed entusiasmo da trasmettere, un musicista, un disegnatore, ma anche un idraulico, un impiegato di banca, un perito agrario, sempre però con un’idea della realtà sua, personale e non appiattita in un grigiore lattiginoso e senza sogni.
Si. Quanto è lontano Corto maltese da tutto quello che viviamo oggi.
Ragazzini che si alzano la mattina, cartoni animati tutta azione o tutto sexy ma senza una storia da raccontare; poi scuola con professori svogliati, delusi o frustrati, quindi più zombie di loro; tornare a casa e genitori che pensano ai loro casini, quando non sono separati di fatto, con relativi ulteriori casini; dopo pranzo un po’ di play station, qualche finto compito, molta tv i cui l’avventura scompare, sostituita dal tutto azione o dal tutto sexy, a scelta; quindi “O. C.” e telefilm vari, dove i protagonisti pressappoco ripetono quanto i nostri ragazzi vivono durante la giornata: mi piace il tale ma non so se dichiararmi, la tizia ha rotto con quella per colpa di quell’altro… e così via per puntate e puntate, condite da pubblicità in cui devi, devi, devi comperare quello, scaricare quell’altro dal cellulare, essere in quel modo se no non va bene e così via… e che palle!
Perché, allora, i nostri ragazzi dovrebbero leggere qualcosa? Soprattutto un fumetto?
Leggere vuol dire isolarsi, anche pochi minuti, staccarsi da tutto questo mondo in cui si è inestricabilmente, appicciccosamente uniti. E per leggere cosa, poi? Di un tipo, peraltro disegnato “male”, antico, vissuto un secolo fa, che fa discorsi noiosi e senza senso, che gira da una parte all’altra senza quasi fare niente? Ma per carità, abbiamo ben altro da fare! “O. C.”, “Una mamma per amica”, “Settimo Cielo”, ecc…
Perché i ragazzi dovrebbero sognare qualcosa di diverso? Sono già sulla difensiva da ora, fra i grandi che non li vedono o se li vedono li considerano semplici risorse economiche, limoni da spremere fino all’ultimo centesimo (dei genitori peraltro).
E allora, eccoli che sono uniti fra di loro, si proteggono. Nella melassa del grigiore quotidiano, certo, ma fanno gruppo sociale. Come i branchi degli animali che si difendono dal predatore.


Difficile o poco conveniente abbandonare il branco per cercare di vedere come si sta fuori da esso. Difficile trovarvi un Jonathan Livingstone pronto a lasciare il gruppo.
E chi fra loro prova di tanto in tanto a uscire fuori (qualcuno ogni tanto c’è) si troverà a vivere un senso di diversità che non è più quello che poteva provare chi fra noi si avventurava fra i mari avventurosi e misteriosi di Corto Maltese o del Capitano Nemo. Troverà un oceano grigio, solitario, freddo, nel quale le luci che si scorgono appaiono troppo lontane e irraggiungibili. Per arrivarvi occorre uno sforzo ulteriore, più forte rispetto al passato, che non tutti sono disposti a sostenere.
Per diventare cosa, poi. Come i propri genitori? Impegnati nei casino della vita quotidiana, fra lavoro, soldi, commercialisti, televisione e pantofole?
Ma come: i miei genitori, che fanno una vita di merda o anche solo monotona o banale, devo considerarli un modello di quello che dovrò vivere con la mia vita? Ma stiamo scherzando?
Come siamo incoerenti di fronte ai nostri figli, nel propugnare principi a parole per poi disattenderli nei fatti. E come sono bravi, loro, a mettere le nostre contraddizioni e le nostre debolezze allo scoperto.
Meglio la piccola e rassicurante realtà del branco, allora, la disimpegnata e disimpegnante frequentazione degli amici coi quali condividere quel poco niente che appare tanto.
Così si ritorna al “porto delle nebbie” del grigiore quotidiano, “Top of the pops” videofonini,, ecc. Ma il carico delle esperienze fatte appare insoddisfacente e il percorso effettuato non concretizzato appieno.
Si rimane acidi e inquieti, mentre Corto Maltese naviga per il suo mare, sempre più lontano, molto lontano da qui.

martedì, maggio 13, 2008

Mondi Sommersi con Maurizio Mantero


Gli organizzatori di Art'Intorno mi segnalano questa interessante iniziativa:


La notte sarebbe passata.
Sarebbe venuta l’alba, non la fine.
“ La stessa parola “ fine”
Non ha senso in un mondo infinito.
“Era un inizio.”

Dalla mente, dalla penna e dalla tavolozza di Maurizio Mantero, una preziosa collezione di storie rare, inedite o introvabili, realizzate in solitaria o a quattro mani con Giancarlo Berardi
Testi di Giancarlo Berardi per i racconti “Cavalleria”, “Lucky”, “Capitolo XXXIV”, “Camera mobiliata”, oltre che la cura della Prefazione.
Gli altri testi, tutti i disegni e le illustrazioni sono a cura di Maurizio Mantero

Maurizio Mantero debutta nei tardi anni ’70 sulle pubblicazioni dell’Eura Editoriale. In seguito, inizia una splendida collaborazione con Giancarlo Berardi, realizzando numerose sceneggiature di Ken Parker prima e successivamente di Julia .Scrive la storia Hardware per Zona X, oltre a racconti su Orient Express e su Ken Parker Magazine. Al lavoro di sceneggiatore alterna quelli di colorista. (l’edizione L’isola Trovata di Ken Parker e Welcome to Springville ne sono una magnifica testimonianza), illustratore ( per la Editrice Nord e per diversi periodici come Aerei, Ruote Classiche, Zodiaco, Les Ailes d’Europe, International Aviator) giornalista (caporedattore di AS- Avazione Sportiva). E’ anche disegnatore eccellente . Citiamo alcune brevi storie pubblicate da Comic Art e dal Ken Parker Magazine, tutte su testi del grande Giancarlo Berardi e un doppio episodio di Magic Patron su Zona X
Giancarlo Berardi comincia a muovere i primi passi nel mondo del fumetto nei primi anni ’70, in coppia con Ivo Milazzo. Assieme producono Il Cieco, che viene pubblicato dalla rivista Horror. Successivamente scrive la striscia Il Palafita, e sceneggiature per Topolino e Diabolik.
Collabora con le Edizioni Paoline, per cui scrive la miniserie Tiki, e con la Sergio Bonelli Ed.
scrive storie di ambientazione western, creando nel 1974, sempre con Milazzo, Ken Parker, la cui prima serie regolare esce nelle edicole dal 1977. Comincia il sodalizio con Maurizio Mantero, co-autore di ben 20 numeri della serie.
In seguito , in collaborazione con l’editore Rinaldo Traini, scrive altre storie di Ken Parker, Tom’s Bar, Giuli Bai & Co e riduzioni a fumetti di storie di Sherlock Holmes.
Nel ’89 fonda assieme a Milazzo la Parker Editore, che ristampa la prima serie regolare di Ken Parker e le storie fuori serie prodotte successivamente. Tra alterne vicende editoriali la saga di Ken Parker continua fino al 1998, quando esce l’ultimo albo che lo vede protagonista. Nel frattempo ricomincia la sua collaborazione con Sergio Bonelli e scrive storie per Nick Raider e Tex e nel 1998 crea il personaggio di Julia, criminologa protagonista di storie poliziesche dalle venature noir

http://www.centroartistico.it/
info@centroartistico.it
Associazione artistico- culturale Art’intorno
Tel./Fax: 010.58.93.17

martedì, maggio 06, 2008

Il Becco Giallo


Devo ammettere che con colpevole ritardo ho iniziato a seguire le interessantissime pubblicazioni della "Becco Giallo Editore". La casa editrice ha la particolarità di essere specializzata in un genere che potremo definire giornalismo a fumetti. Così la redazione sul sito ufficiale presenta il lavoro che viene svolto: “Il nostro lavoro viene spesso paragonato a ciò che si fa in una redazione giornalistica. Si buttano sul tavolo delle proposte per delle storie che ci piacerebbe raccontare ai lettori, si valutano una per una sulla base di fattori a volte molto diversi l'uno dall'altro (il potenziale interesse per il lettore, le possibilità di un riscontro mediatico, la fattibilità tecnica e così via), poi si raccolgono materiali di prima documentazione (foto, articoli, libri, film, atti processuali, sopralluoghi, interviste e così via), quindi si comincia a pensare a chi, fra il parco autori che ci siamo costruiti, potrebbe essere la persona giusta per provare a scrivere o disegnare quella particolare storia. A ben vedere, è un mestiere che ha molti punti in comune con quello di chi si prepara a realizzare un film documentario su un particolare accadimento.”
Grazie a questa scelta editoriale in questi anni sono stati pubblicati diversi fumetti dall'alto valore contenutistico. Tra questi due hanno avuto un particolare successo. Il primo è stato Brancaccio Storie di Mafia Quotidiana scritto da Giovanni Di Gregorio e disegnato Claudio Stassi , vincitore a Napoli Comicon nel 2007, con il premio "Migliore Sceneggiatura per un Romanzo Grafico. IlL secondo ma non certo di valore inferiore è stato Ilaria Alpi,il prezzo della verità scritto da Marco Rizzo e disegnato da Francesco Ripoli.
A rendermi ancora più gradita la proposta della "Becco Giallo" è sapere che a breve un caro amico pubblicherà con loro. Fabiano Ambu, infatti, sta lavorando ad un progetto scritto da Leonardo Valenti che parla del massacro del Circeo un caso di cronaca degli anni '70 ambientato a Roma. Il titolo dell'opera, salvo modfiche dell'ultima ora, dovrebbe essere "Un massacro per bene".

mercoledì, aprile 30, 2008

Bravo Massimo!

Di Massimo Dall'Oglio e del suo talento ne parlavo in un post di circa due anni fa: " Insomma forse è la volta buona che un vero e autentico movimento di autori sardi possa finalmente dire la sua in campo nazionale e, perchè no, internazionale. Le persone ci sono e le capacità pure. Il rammarico è quello che nessuno fino ad ora ha mai potuto o saputo valorizzare questo patrimonio di validi autori. Un disegnatore come Massimo Dall'Oglio dovrebbe già orbitare nel circuito professionale da anni, ma come sappiamo le cose sono andate diversamente."
Quando esprimevo questi pensieri Massimo non aveva ancora iniziato a lavorare professionalmente. Sono stato un buon profeta, però. Di lì a qualche mese, infatti, insieme ad Andrea Iovinelli avrebbe iniziato a collaborare con gli "Umanoidi associati" riscuotendo un ottimo gradimento.
Questo per dire che ho sempre creduto nel suo lavoro, sin da quando lo conobbi nel 1994 dopo che vinse l'edizione di "Prato Comics".
Lo persi di vista per qualche anno ma lo rincontrai, poi in una situazione lontana anni luce dal fumetto. Massimo comunque non aveva mai smesso di fare fumetti. Ricordo le sue straordinarie sagome in compensato raffiguranti Donnel&Grace che facevano bella mostra durante le due edizioni di Millenium Comics a Cagliari tra il 1999 e il 2000. In seguito collaborò anche alla rivista GruppoMisto con una bella storia scritta da Claudio Fattori. Poi un apparente black-out. L'urgente necessità di lavorare lo aveva portato a mettere in secondo piano il fumetto per iniziare a lavorare nella grafica. Ma il fuoco covava sotto la cenere. Grazie all'incontro con Dany&Dany nel 2006 nacque l'etichetta Idea Comics con cui pubblicò la nuova serie di Donnel&Grace. Fu la scelta che ha cambiato la sua vita professionale. Andrea Iovinelli si innamorò del suo disegno e gli propose di collaborare con lui alla serie Underskin.
Qualche tempo fa Massimo mi confidò che quello che lo bloccava era il cercare di arrivare ad un segno che potesse essere accettato un po' da tutti. La svolta c'è stata quando si è lasciato andare e ha disegnato come il suo istinto gli diceva di fare. E' stato come entrare in una nuova dimensione creativa. Ed è in quel momento che gli altri si sono accorti di lui.
Mancava un riconoscimento professionale in Italia, ma è arrivato con la pubblicazione di una sua storia sullo speciale di Jonathan Steele uscito in questi giorni.
Il suo stile è una perfetta sintesi tra un disegno occidentale e quello giapponese. Ogni singolo segno ha una sua coerenza che si evince anche nel modo con cui realizza le campiture utilizzando un segno incrociato. Quello che in un altro disegno risulterebbe stonato, nelle tavole di Massimo trova il suo equilibrio aiutato anche dal sapiente uso dei retini.
Poco importa se a taluni il disegno di Massimo può sembrare troppo semplice. La cosa fondamentale è che dietro una apparente semplicità le sue tavole raccontano quanto è più un disegno super dettagliato potrebbe fare.
Un consiglio? Correte a comprare lo speciale di Jonathan Steele.

giovedì, aprile 24, 2008

Speciale su "Lo Spazio Bianco"


Volevo segnalarvi che ho iniziato la mia collaborazione al sito di informazione fumettistica "Lo Spazio Bianco". E' online uno speciale sul Global Manga e un' intervista a Dany&Dany.

martedì, aprile 15, 2008

venerdì, aprile 11, 2008

Salvatore Deidda: Un autore dimenticato

La Sardegna è stata da sempre una fucina di fumettisti. Non sto qui a citare le decine di autori che in questi anni si sono affermati sulla scena nazionale, ma uno lo vorrei ricordare. Sfogliando un vecchio numero di Orient Express ho riscoperto un autore straordinario, il disegnatore Salvatore Deidda.
All'inizio della sua carriera, Salvatore Deidda ha collaborato con lo Staff IF di Gianni Bono e ha illustrato diverse storie di guerra per la casa editrice Dardo. Ha lavorato per la Cenisio e per la IPC in Inghilterra. Dopo alcune pubblicazioni su Lanciostory e Orient Express nel 1984 approda alla Sergio Bonelli Editore dove disegna Martin Mystère.
Il suo segno deve molto alla lezione di Ivo Milazzo conosciuto a Genova dove Deidda era andato a vivere.
Nel corso degli anni stava sviluppando un segno personale già visibile nelle tavole realizzate per Martin Mystère. Purtroppo l'evoluzione del suo tratto non sì è potuta compiere perchè un destino avverso se l'ha portato via nel 1990 a soli 37 anni.