giovedì, maggio 15, 2008

Rewind: CORTO MALTESE E DINTORNI


Ecco un'altro articolo che ho piacere di riproporvi. Questa volta il pezzo non è mio ma ho scelto di ospitare un intervento di Corrado Zedda, un vecchio amico e mio collaboratore da anni.
L'articolo è stato pubblicato sul numero 8 di Littlenemo uscito a gennaio del 2007.
L'argomento è davvero interessante. Prendendo spunto da Corto Maltese Corrado fa una acuta riflessione sui ragazzi di oggi e sul loro rapporto con la lettura.

CORTO MALTESE E DINTORNI
ALLA RICERCA DEL PARADISO PERDUTO
di Corrado Zedda

Rileggendo in questi giorni il ciclo di Corto Maltese, nella bella edizione filologica curata da “L’Espresso”, non potevo che pormi delle riflessioni via via che scoprivo o riscoprivo le avventure del bizzarro marinaio creato da Hugo Pratt e queste riflessioni si accompagnavano alla contemplazione triste e disincantata di quel che si vede nel mondo di oggi.
Dico subito che non voglio qui proporre il classico elogio dei bei tempi andati, anche perché sono giovane, propositivo e pieno di ideali e speranze per il futuro. Ma i tempi non sono belli e occorre meditare, per ritrovare lo slancio adatto a orientarsi nel mondo di oggi.
Corto Maltese, dunque. Un marinaio all’avventura per il mondo, la cui vita, se andiamo a vedere le cose in termini utilitaristici e pratici, appare agli occhi dell’oggi priva di una meta vera e propria, senza un apparente scopo e, in definitiva, senza un’utilità.
Un uomo che viaggia e basta potrebbe dare l’idea del perditempo, ma che male c’è nell’essere a volte dei perditempo?
E poi a colpire per la sua lontananza dall’oggi è la dimensione del mondo in cui si muove Corto, un mondo ancora mitico, dove tutto può essere ancora scoperto, dove puoi entrare in una vita alternativa a quella che vivi quotidianamente.
Cosa importa appurare se Hugo Pratt ha vissuto realmente quanto raccontato col suo personaggio o molto è il risultato di una sua proiezione mitica, ideale? Non è questo ciò che conta. Ciò che viene raccontato è di per sé bastevole a fornirci l’idea, l’essenza di un’altra dimensione.
E questo spazio, quanto appare lontano da quello di oggi.
Forse la televisione ha realmente invaso ogni spazio della nostra fantasia. Forse sognare è visto oggi come un qualcosa per poveri scemi.
La realtà è fatta di una piatta omologazione in cui tutti siamo contenti di avere le stesse cose, chi più chi meno e invece di sognare una realtà diversa, un mondo alternativo l’oggetto della nostra affannosa ricerca non è più interiore ma esteriore, magari l’ultimo modello di videofonino cellulare.
E come sono figli dei nostri tempi i nostri ragazzi e adolescenti e bambini.
Piccole jene che stiamo allevando nel nostro mondo senza fantasie e senza sogni ma pieno di ipocrisie e cattiveria da imparare alla svelta.
A nostra immagine.
Ma perché, poi, i ragazzi dovrebbero sognare qualcosa d’altro rispetto a ciò che vivono oggi?
Una volta leggevi e sognavi o ascoltavi quel certo tipo di musica perché serviva a portarti da un’altra parte, contrapposta a quel quotidiano che non ti andava bene, nel quale in un certo senso ti rifiutavi di sentirti completamente integrato.
E allora leggendo “L’Isola del tesoro”, “20000 leghe sotto i mari”, le avventure di Corto Maltese, ti isolavi, viaggiavi per il tuo mondo e scoprivi, al tuo ritorno, quanto poteva essere noioso, mediocre, anche triste, vivere la realtà quotidiana. E ti preparavi a salpare, ancora una volta, con la fantasia, da quel mondo noioso.
Ma tornavi ogni volta con un carico nuovo, che, anche se apparentemente non ancora spendibili per vivere la realtà concreta del quotidiano, inconsapevolmente ti fornivano strumenti e idee per affrontarlo meglio, con le tue idee, con le tue diversità, con un contributo originale che potevi apportare.
Nel mondo dei grandi, un giorno, tutto questo avrebbe significato essere un ingegnere con idee geniali, uno scrittore dalla fantasia coinvolgente, un insegnante con sogni ed entusiasmo da trasmettere, un musicista, un disegnatore, ma anche un idraulico, un impiegato di banca, un perito agrario, sempre però con un’idea della realtà sua, personale e non appiattita in un grigiore lattiginoso e senza sogni.
Si. Quanto è lontano Corto maltese da tutto quello che viviamo oggi.
Ragazzini che si alzano la mattina, cartoni animati tutta azione o tutto sexy ma senza una storia da raccontare; poi scuola con professori svogliati, delusi o frustrati, quindi più zombie di loro; tornare a casa e genitori che pensano ai loro casini, quando non sono separati di fatto, con relativi ulteriori casini; dopo pranzo un po’ di play station, qualche finto compito, molta tv i cui l’avventura scompare, sostituita dal tutto azione o dal tutto sexy, a scelta; quindi “O. C.” e telefilm vari, dove i protagonisti pressappoco ripetono quanto i nostri ragazzi vivono durante la giornata: mi piace il tale ma non so se dichiararmi, la tizia ha rotto con quella per colpa di quell’altro… e così via per puntate e puntate, condite da pubblicità in cui devi, devi, devi comperare quello, scaricare quell’altro dal cellulare, essere in quel modo se no non va bene e così via… e che palle!
Perché, allora, i nostri ragazzi dovrebbero leggere qualcosa? Soprattutto un fumetto?
Leggere vuol dire isolarsi, anche pochi minuti, staccarsi da tutto questo mondo in cui si è inestricabilmente, appicciccosamente uniti. E per leggere cosa, poi? Di un tipo, peraltro disegnato “male”, antico, vissuto un secolo fa, che fa discorsi noiosi e senza senso, che gira da una parte all’altra senza quasi fare niente? Ma per carità, abbiamo ben altro da fare! “O. C.”, “Una mamma per amica”, “Settimo Cielo”, ecc…
Perché i ragazzi dovrebbero sognare qualcosa di diverso? Sono già sulla difensiva da ora, fra i grandi che non li vedono o se li vedono li considerano semplici risorse economiche, limoni da spremere fino all’ultimo centesimo (dei genitori peraltro).
E allora, eccoli che sono uniti fra di loro, si proteggono. Nella melassa del grigiore quotidiano, certo, ma fanno gruppo sociale. Come i branchi degli animali che si difendono dal predatore.


Difficile o poco conveniente abbandonare il branco per cercare di vedere come si sta fuori da esso. Difficile trovarvi un Jonathan Livingstone pronto a lasciare il gruppo.
E chi fra loro prova di tanto in tanto a uscire fuori (qualcuno ogni tanto c’è) si troverà a vivere un senso di diversità che non è più quello che poteva provare chi fra noi si avventurava fra i mari avventurosi e misteriosi di Corto Maltese o del Capitano Nemo. Troverà un oceano grigio, solitario, freddo, nel quale le luci che si scorgono appaiono troppo lontane e irraggiungibili. Per arrivarvi occorre uno sforzo ulteriore, più forte rispetto al passato, che non tutti sono disposti a sostenere.
Per diventare cosa, poi. Come i propri genitori? Impegnati nei casino della vita quotidiana, fra lavoro, soldi, commercialisti, televisione e pantofole?
Ma come: i miei genitori, che fanno una vita di merda o anche solo monotona o banale, devo considerarli un modello di quello che dovrò vivere con la mia vita? Ma stiamo scherzando?
Come siamo incoerenti di fronte ai nostri figli, nel propugnare principi a parole per poi disattenderli nei fatti. E come sono bravi, loro, a mettere le nostre contraddizioni e le nostre debolezze allo scoperto.
Meglio la piccola e rassicurante realtà del branco, allora, la disimpegnata e disimpegnante frequentazione degli amici coi quali condividere quel poco niente che appare tanto.
Così si ritorna al “porto delle nebbie” del grigiore quotidiano, “Top of the pops” videofonini,, ecc. Ma il carico delle esperienze fatte appare insoddisfacente e il percorso effettuato non concretizzato appieno.
Si rimane acidi e inquieti, mentre Corto Maltese naviga per il suo mare, sempre più lontano, molto lontano da qui.

2 commenti:

Mirella ha detto...

Corto Maltese è un "grande" purtroppo dimenticato... come grande e ancora vivo tra noi è Pratt.
Continua a navigare lontano da qui, eroico marinaio, portando con te i nostri sogni...

Luigi Serra ha detto...

@Mirella
Grande personaggio Corto Maltese e grande uomo Hugo Pratt