lunedì, ottobre 08, 2007

Le Cose che Pensano









Riprendo il discorso iniziato in questo post parlando ancora di Lucio Battisti e della sua collaborazione con Pasquale Panella.
Era il 1986, erano ormai passati sei anni da "Una giornata Uggiosa", ultimo disco di Battisti con Mogol, e quattro da "E Già" , disco scritto con la moglie Velezia. Proprio in quest'ultimo album si percepiva che Battisti era alla ricerca di una nuova linea creativa.
L'incontro con il poeta Pasquale Panella, che aveva già scritto in precedenza dei testi ermetici per Enzo Carella, fu fondamentale per quello che Battisti stava cercando. Il suo desiderio era quello di non dare più emozioni al pubblico, almeno quelle a cui era abituato e portare la musica ad essere una cosa sola con le parole. Cambia anche il suo modo di comporre. Mogol sentiva le melodie di Battisti e su quelle note scriveva i suo testi. Ora è Panella a fornire i testi già pronti a Battisti, e sulla base di questi egli crea la musica. Il frutto della loro prima collaborazione fu l'album "Don Giovanni". Il disco, al contrario del precedente, è accolto un maniera positiva dal pubblico, le melodie sono più comprensibili, anche se con arrangiamenti a metà fra sonorità innovative e classiche. Tuttavia, a differenza di "E Già" che era un disco "elettronico" questo album è stato realizzato con l'uso di strumenti acustici, ad esclusione del brano "Il Diluvio", ricco di sonorità elettroniche. La svolta è soprattutto nei testi di Pasquale Panella, in apparenza privi di senso compiuto, pieni di giochi di parole e doppi sensi. Si tratta è ovvio di una scelta voluta e non certo casuale. La canzone diventa un tutt'uno con la musica. A partire da "Don Giovanni" Battisti decide inotre di non stampare più i testi delle canzoni. In realtà, probabilmente per un malinteso con la casa discografica la prima stampa dell'album "Don Giovanni" conteneva i testi delle canzoni, ma fu subito fatta ritirare dallo stesso Battisti. Una nuova stagione musicale era iniziata. Di quest'album è difficile scegliere una canzone, ma Le Cose che Pensano e Don Giovanni sono sicuramente le più evocative.
Da questo disco in poi anche la grafica diverrà essenziale al massimo, con un disegno stilizzato in copertina, il titolo dell'album e il nome dell'artista.
Dal successivo album "L'apparenza", del 1988, la ricerca musicale si fa più ardita e di conseguenza anche quella dei testi. Musicalmente questo disco è probabilmnte superiore al precedente (è notevole l'uso degli archi) con autentici brani capolavoro, come Per altri motivi, Per Nome, Dalle Prime Battute, ma sopratutto la canzone A portata di mano, che, secondo alcuni critici, è una sorta di "mini album" composto da quattro diverse canzoni.
Con l'album del 1990 "La Sposa occidentale" Battisti abbandona la melodia classica e inizia a utilizzare in maniera predominate la batteria elettronica, creando canzoni con una forte atmosfera techno-dance. Anche qui sono presenti dei capolavori (lontani anni luce dal Battisti classico), come Potrebbe essere sera, Timida molto audace, Mi Riposa. Nonostante ormai i testi di Panella siano puri esercizi di stile, in quest'album troviamo una canzone d'amore: I Ritorni. Ovvio anche questo testo al primo ascolto appare ermetico, ma se ascoltato ripetutamente nasconde dei profondi significati ed evoca nell'ascoltatore attento delle vere e proprie immagini.
Il grosso pubblico inizia a non seguire più Battisti, e le vendite calano vistosamente. Quest'album infatti, dopo tanti anni, è l'unico a non raggiungere il primo posto in classifica.
Il successivo album "Cosa succederà alla ragazza" è del 1992, dove anche i titoli dei brani sfiorano l'assurdo, come Però Il rinoceronte, Tutte le Pompe e I Sacchi della Posta. L'unico brano ad avere un discreto successo, con diversi passaggi in radio, è La metro, eccetera.
Hegel, uscito nel 1994, è l'album di Battisti che ha venduto di meno in assoluto. I testi di Panella sono sempre più ermetici con riferimenti filosofici, la voce di Battisti è ormai sempre più fredda e le sonorità computerizzate sono predominanti.
Di quest'album ricordo in particolare Stanze come questa, Hegel, Tubinga, La Moda nel respiro e la travolgente La Voce del Viso.
Il grosso pubblico lo ha ormai abbandonato, restano solo i fedelissimi, che lo seguono ed apprezzano il suo percorso creativo. Sono poche persone che, come il sottoscritto, comprano i suoi album a scatola chiusa, ma restando sempre soddisfatti. La nuova produzione di Battisti obbliga il pubblico a uno sforzo maggiore. Non si può essere ascoltatori passivi ascoltando le sue canzoni. Ora Battisti non parla più al cuore di chi ascolta, ma alla sua mente.
Purtroppo il 9 settembre 1998, Lucio Battisti ci ha lasciato e, forse, non sapremo mai dove ci avrebbe portato la sua ricerca musicale. Anche se si vocifera da anni di un fantomatico ultimo album, probabilmente l'ultimo insieme a Panella, composto prima di morire e pronto per una futura pubblicazione.
Noi fedelissimi, restiamo in attesa.
Da questi album non sono mai stati tratti dei video ufficiali, se non per l'ultimo disco, Hegel. Su Youtube però sono presenti dei video realizzati dai fan. Ne ho inserito due, il primo è Le cose che pensano, mentre il secondo brano è I ritorni.

6 commenti:

foolys ha detto...

che bello, così mi sento davver meno solo.... :) molto bello

Luigi Serra ha detto...

Beh, almeno siamo in due...
Grazie della visita.

Anonimo ha detto...

ora siamo tre

wildman

Anonimo ha detto...

volevo aggiungermi.complimenti

Anonimo ha detto...

Oggi sono in tanti ad apprezzare Lucio BATTISTI Post Mogol.

Anonimo ha detto...

Grazie....L'ultimo Battisti è uno splendore. Non solo i testi, ma anche la musica :)
Mat