giovedì, settembre 18, 2008

Sabrina e il gatto nero

Una piovosa mattina di dicembre, Sabrina, una bambina di 11 anni, era a casa sua, una villetta alla periferia del paese. Quel giorno era la vigilia del suo compleanno.
Il padre era partito per lavoro e sarebbe tornato solo il giorno dopo. Già immaginava i regali che le avrebbe portato. Distesa sul suo letto, sfogliava una rivista di animali, quando le sembrò di sentire un lontano lamento. Non si stava sbagliando, quello che sentiva era proprio un miagolio. Appoggiò il naso sul vetro della finestra per guardare fuori. Davanti alla porta d'ingresso c'era una piccola macchia nera bagnata e tremolante. Uscì dalla sua stanza, corse ad aprire la porta di casa ed uscì, incurante della pioggia. Sabrina adorava i gatti neri perchè le ricordavano tanto il suo animale preferito: la pantera nera. La mamma, che era in cucina, sentì aprire la porta d'ingresso e corse a vedere che stava succedendo. Sabrina, con il micio nero tra le braccia, le disse: "Posso tenerlo, mamma?". Come si poteva dire di no ad una simile richiesta, e come si poteva abbandonare sotto la pioggia un povero animale? Il gattino venne subito asciugato e rifocillato, ma dal fatto che ignorasse latte e cibo, fu subito chiaro che la bestiola non stava bene. La mamma di Sabrina si rese conto che era il caso di portare subito il gattino da un loro amico veterinario. La bambina, tenendo tra la braccia il gattino, uscì insieme alla mamma. In macchina, durante il tragitto, decise che nome dargli. Il micio si sarebbe chiamato Macchia. Il veterinario visitò l'animale. Poco dopo, mentre Sabrina accarezzava il suo nuovo amico, il veterinario prese da parte la mamma e le diede il responso delle visita: Macchia era stato avvelenato. E a quanto pare gli restava veramente poco da vivere. Il problema adesso era come dirlo alla bambina. Con la motivazione che Macchia era bisognoso di cure, il veterinario, convinse Sabrina che era meglio che il gattino restasse da lui. Però , in realtà, l'unica soluzione, per evitare inutili sofferenze alla bestiola era quella di sopprimerla, ma non se la sentì di dirlo a Sabrina. La notte, la piccola, andò a letto molto presto, rispetto al solito. Si addormentò subito e fece uno strano sogno. Si trovava in una foresta quando davanti a lei apparve Macchia, che, con sua grande sorpresa, iniziò a parlarle. Il gatto nero gli disse che era venuto a salutarla perchè doveva partire per un lungo viaggio. La bambina gli chiese se poteva venire con lui. Macchia le disse che dove sarebbe andato non c'erà posto per i bambini. Mentre parlava il gatto nero cominciò a trasformarsi.
Pian piano da gatto stava diventando un'enorme pantera nera. Prima di allontanarsi nella foresta, Macchia disse a Sabrina:" Non preoccuparti per me! Quando i gatti neri muoiono rinascono come pantere nere!". Improvvisamente Sabrina si svegliò richiamata dalla voce della mamma che la chiamava. Era già mattina e il padre era tornato a casa. Sabrina chiese di andare subito dal vetrinario. Ma quando vide il volto serio dei genitori, capì cosa era successo e chiese: "Macchia è morto, vero?". I genitori le spiegarono cosa avesse il gatto nero e della dolorosa decisione di sopprimerlo. Pensavano che la ragazzina scoppiasse in un pianto dirotto, ma invece Sabrina raccontò loro il sogno che aveva fatto e alla fine disse: "Macchia adesso è felice! Perchè ora che è morto è rinato pantera nera!".

2 commenti:

Les Chats Noirs ha detto...

Ciao... mi viene da piangere se penso che un giorno il mio gattone nero morirà...
Io lo amo come se fosse parte della famiglia.
Ma la storia l'hai scritta tu?
Un saluto,
Chat F.

Luigi Serra ha detto...

@Chat F.

Si, la storia l'ho scritta io.
A presto