mercoledì, giugno 11, 2008

Nel covo dei pirati (che i bulli finiscono sempre male)


Qualche giorno fa, girando tra i vari blog che visito di solito, sono incappato in questo post. In breve l'autore racconta le sue esperienze giovanili e di come, da debole vittima di soprusi da parte di alcuni bulli, sia diventato egli stesso un bullo. Per fare questo racconta di aver vigliaccamente individuato una persona più debole di lui per iniziare una persecuzione costante, in modo da evitare di essere preso di mira a sua volta. Non voglio commentare una simile decisione (chi ha letto o leggerà il post sarà in grado di dare una propria valutazione). Invece preferisco raccontare l'esperienza di un ragazzo che ho conosciuto negli anni ottanta.

Giovanni, 13 anni, era il classico ragazzino nerd, collezionista di fumetti, che aveva una folle passione per i fumetti dei super-eroi, condivisa dai suoi amici del quartiere. I problemi iniziarono quando dalla scuola media passò alla scuola superiore. Si trovò a disagio fin dal primo giorno di scuola. Non che fosse piccolo di statura, ma i suoi compagni sembravano tutti più grandi di lui. A nessuno fregava dei fumetti e pensavano solo a come poter infilare le mani sotto le magliette delle ragazze. Anche a lui, naturalmente, interessavano le ragazze, ma era ancora innamorato di Elena, una ragazzina mora e piccolina, a cui aveva dato il suo primo bacio e le altre neanche le vedeva. La difficoltà di ambientamento in fondo era sopportabile, ma il peggio doveva ancora arrivare. Da una sede staccata, dopo circa un mese dall'inizio dell'anno scolastico, fu trasferito Guglielmo un ragazzo di 16 anni, pluripetente. E fu allora che iniziò l'incubo. Da quel momento in poi e per tutto l'anno scolastico fu vittima di scherzi atroci. Il culmine fu raggiunto quando l'ultimo giorno di scuola, Guglielmo, particolarmente ispirato, decise di infilare la testa di Giovanni dentro la tazza del cesso e tirare l'acqua.

Sotto questa costante pressione psicologica l'anno scolastico di Giovanni fu un vero disastro: ebbe due in quasi tutte le materie e di conseguenza venne bocciato. Purtroppo per lui anche Guglielmo fu bocciato. Questo voleva dire che se lo sarebbe ritrovato in classe anche l'anno seguente. L'unica soluzione, per Giovanni, era quella di cambiare scuola.

Ma la vita riserva tante opportunità, basta, a volte, saperle cogliere. Una domenica mattina alla radio trasmisero una canzone di Edoardo Bennato intitolata "Nel covo dei pirati". Un brano del testo della canzone diceva:
Ma tu con i pirati sai già che cosa fare
è un tuo vantaggio e non ci rinunciare!...
.... Tu già lo sai cosa fare
è come nei sogni, è come nelle avventure
ma il principe azzurro stavolta forse non viene
e contro i pirati dovrai lottare davvero!...
... Ma oramai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare!
Ti potranno insultare, minacciare, in fondo è il loro mestiere!
Ti faranno i versi, le boccacce, ti faranno le facce scure!
E' per questo che si allenano davanti allo specchio
quasi tutte le sere!...
Ma lo fanno per cercare di vincere le loro stesse paure!
... Oramai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare!
Ma è proprio questo il tuo vantaggio e non ci rinunciare!
... Oramai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare
.




Giovanni capì di non essere poi così debole come aveva sempre pensato. Guglielmo era come i pirati, insultava, minacciava e lo picchiava solo per vincere le sue stesse paure.

Decise così di reagire, di diventare più forte. Ma non voleva fare come un suo amico (anche lui tormentato da Guglielmo), che aveva deciso di diventare un bullo, scegliendo di sfogarsi dei soprusi tormentando un ragazzo ancora più debole. Il coraggio non stava certo in un comportamento simile, semmai così si dimostrava solo la propria vigliaccheria.

Vicino a casa sua abitava un ragazzo che tirava di boxe. Non voleva certo chiedergli di picchiare Guglielmo al posto suo, questo no. Invece chiese ed ottenne qualche lezione personale per potersi difendere. Arrivò l'inizio del nuovo anno scolastico. Giovanni si era ripromesso di ignorare Guglielmo, ma se lui avesse ricominciato a tormentarlo avrebbe reagito.

Le cose non erano purtroppo cambiate. Appena lo vide Guglielmo incominciò a sfotterlo e con una spinta lo buttò giù dai gradini di ingresso della scuola. Tutti ridevano, ma Giovanni restò impassibile. Si rialzò e lentamente si avvicinò a Guglielmo che lo osservava con aria stupita. Lo sguardo di Giovanni non era più lo stesso. Quando fu a pochi passi iniziò a colpire con una raffica di pugni il volto di Guglielmo che era impreparato ad un simile attacco. In pochi secondi si ritrovò in terra con il naso rotto. Per chiudere il conto Giovanni colpì con due calci il corpo di Guglielmo.

"Ho sconfitto i pirati", pensò.

Il risultato di questa azione fu che Guglielmo smise di fare il bullo per sempre. Nessuno ormai aveva più paura di lui. In seguito a questo fatto anche gli altri bulletti della scuola smisero le loro imprese.

Poi , qualche mese dopo, Guglielmo si ritirò da scuola. Giovanni lo incontrò l'estate successiva, per strada mentre chiedeva soldi ai passanti. Guglielmo aveva iniziato a farsi di eroina. Un giorno lo trovarono morto buttato dietro un cespuglio con una siringa nel braccio.

Nonostante tutto il male che Guglielmo gli aveva fatto, Giovanni non lo odiava e quando seppe della sua morte pianse, senza nemmeno sapere perchè.

17 commenti:

M@Mi ha detto...

Però alla fine ha "vinto Guglielmo", visto che si evince che l'unico modo per fermarlo è stato mettersi al suo livello e rispondere alla violenza con una violenza peggiore.
Non è un giudizio sulla vita e sulle scelte di queste persone, vere o ipotetiche, sia chiaro, è una riflessione più generale.

Se violenza chiama e giustifica la violenza (mentale o fisica, che può essere anche nell'isolamento volontario di qualcuno, non necessariamente nelle botte), allora non si chiude mai il cerchio e sembra tutto giustificato in nome della "difesa" o della "vendetta" o di "far capire la lezione" o del dover necessariamente e per forza sfogare la propria "frustrazione" allo stesso modo (su altri).
E te lo dice una che è sempre stata una vittima e un bersaglio (ma anche molto) e ha sempre cercato di farsene una ragione e andare oltre, anche se i segni, la sofferenza ci sono ancora tutti.
PEnso ci sono altre strade da percorrere.
bel post, davvero.
M@

Luigi Serra ha detto...

@Mami
Non so se Guglielmo poi esca vincitore da questa storia. Non si tratta secondo me di aver portato Giovanni al suo stesso livello. Al contrario è Giovanni che ha usato il solo linguaggio che Guglielmo poteva capire. In fondo Giovanni non è che avesse altre scelte. In certi casi l'uso della forza per difendersi ritengo sia giustificato
Diciamo che il comportamento di Giovanni lo possiamo riassumere in questa frase: "Male minore per bene maggiore."
E poi alla fine Guglielmo, vittima della sua debolezza fa una brutta fine.

M@Mi ha detto...

no, non sono d'accordo.
chiarisco che il "guglielmo vincitore" è solo la metafora per dire che il comportamento violento ha avuto la meglio.
Non lui in quanto persona, sia chiaro.
PErchè di fatto non ci sono vincitori in questo racconto, in nessun caso, secondo me.
E' tutto molto triste per entrambi, per come la vedo io.

Nessun male giustifica altro male, peggio ancora quando lo controlli volontariamente.
E' come giustificare la corsa agli armamenti allora.

da parte di "Giovanni" c'è stata una strategia deliberata per arrivare a quello scopo.
non ultimo i due calci finali, per esempo, dopo che l'avversario era già a terra.
Non è stato migliore del suo nemico, non gli ha insegnato niente, secondo me.

La "debolezza" di Guglielmo, espressa prima nella aggressività e dopo nella dipendenza, non è necessariamente una colpa, ma potrebbe essere anche un problema che nessuno ha saputo ascoltare e capire. E' anche la nostra ossessione sociale che per esistere sia indispensabile essere "forti", "vincenti" "cazzuti" e non basta mai esserci come si è, ma bisogna sempre dimostrare qualcosa a qualcuno.

forse Guglielmo non poteva che essere così, invece Giovanni ha scelto.
Esiste il dialogo, esiste il compromesso, esiste la fuga, esistono sicuramente altre stratege che non la violenza, sempre.
Non penso che le botte siano l'unico linguaggio possibile con Guglielmo.

E chissà .. Giovanni, ora, non ha nessun rimorso?

M@

Luigi Serra ha detto...

@Mami
Non so. Ci sono dei casi in cui non usare la forza è puro idealismo.
In fondo Giovanni si è solo difeso. Ne andava in qualche modo della sua soppravivenza. Ripeto che poteva fare? Cercare un dialogo con Guglielmo? Inoltre i calci dopo i pugni sono frutto dello stress accumulato, una reazione nervosa non cattiveria gratuita.
Stiamo comunque parlando di ragazzini tra i 14 e 16 anni, in cui l'istinto prevale sulla ragione. E' ovvio che gli adulti possono e devono comportarsi in maniera diversa.
Poi Giovanni non ha più usato la sua forza per fare del male. C'è differenza tra lui e Guglielmo.
Sicuramente Guglielmo aveva dei problemi per comportarsi così, ma questo non lo giustifica. Il buonismo all'eccesso non porta da nessuna parte.
Chi si comporta male è giusto che venga punito. Non è che accusando gli altri si dimostri la propria innocenza.

Luigi Serra ha detto...

@Mami
Se Giovanni ha dei rimorsi? Forse si. Ecco spiegato perchè appena sa della morte di Guglielmo si mette a piangere.

M@Mi ha detto...

ma io non lo dico per buonismo...
..hahahaha.. guarda che se c'è una che non dimentica il dolore sono io :D ...e non dico neanche che non verrebbe voglia di prendere le persone a randellate... ne avrei una lunga lista...
ma dico solo che rispondere a violenza con la violena è sbagliato a prescindere dal motivo.
il fine NON giustifica i mezzi.

te l'ho detto: non sto "guidicando" i singoli personaggi (ragazzini o adulti mi sa che ... ) ma li sto usando come una metafora di qualcosa di più generale.
Se voleva difendersi poteva, per esempio cambiare scuola, o magari far presente questa cosa ai professori, per dire, o boh, metterlo con le spalle al muro senza franturmalo di colpi, se proprio voleva uno scontro diretto, oppure, invento: trovare strategie su un punto debole e ricattarlo con quello (esempio, so che nascondi erba , se mi tocchi spiffero tutto) anche questo fa abbastanza schifo in effetti, però lo trovo "più difesa" di pianificare un contrattacco a botte.

Perchè così, ogni rabbia, ogni frustrazione, ha il suo diritto d'essere sfogata.
no.

Guarda, ti ripeto, che io averi mille motivi per volermi vendicare, delle volte spaccherei tutto (non scherzo) allora come adesso, ma non ha senso in quanto gesto voluto dalla mente, per appagare l'io. perchè solo di questo si tratta.
"nessuno tocchi caino".
se non smetti, il cerchio non si rompe mai. è un atto di volontà per rompere il cerchio e l'insegnamento della violenza.
anche se ne hai voglia, anche se sembra giusto.
ma non evolvi.

vabbè ... io la penso così e cerco di vivere secondo questo pensiero.
non è necessariamente condivisibile, certo.
forse è anche vigliaccheria o abitudine al "subire", o sapere che tanto non ce la fai e quindi ti rassegni... forse anche questo, certo, non lo nego...
però non riesco a dire "che bravo giovanni che ha rivoltato la sua vita, è diventato un figo e gliele ha suonate di santa ragione, si è vendicato di tutti i torti subiti, e gli ha dato una lezione"... sinceramente non riesco, scusami.


M@

Luigi Serra ha detto...

@Mami
Io da ragazzo ho fatto a pugni solo due volte. Ed in entrambi i casi era con gente che se lo meritava. Io mi sono difeso, e da allora mi hanno evitato. Ho saputo poi che avevano entrambi seri problemi in famiglia. Ma questo non giustificava il loro comportamento. Anche io avevo i miei problemi ma non andavo certo in giro a rompere le scatole agli altri. Va bene caricarsi addosso i problemi degli altri, ma solo se ce lo possiamo permettere, se ne abbiamo la forza. Se no, per forza di cose, prevale l'egoismo. Sicuramente non è giusto, ma è la vita che va così, purtroppo.
Poi penso anche una cosa. Ci sono persone cattive, a prescindere. Come ci sono quelle buone. Ma quando incontri quelle cattive c'è poco da fare. Se non ti difendi vieni sopraffatto. E questo è un modo per fare violenza a se stessi. Diventiamo complici, insomma.

stella ha detto...

La violenza genera violenza e andando avanti così,dove andiamo a finire?

M@Mi ha detto...

Io però non voglio nè giustificare, nè de-responsabilizzare, nè lasciare che i cattivi continuino a pestare... voglio solo portare all'attenzione che sinchè si dice, appunto, "il mondo va così", e nessuno intenzionalmente cambierà la rotta, continuerà ad andarci.


Ma ti sei preparato per essere pronto zaccare colpi a destra e sinsitra?
Hai pianificato il pestaggio?
E' qui la differenza.

Tornano al te "vero" :( .. mi dispiace tanto... cavoli :°(

comunque grazie del post e della bella discussione e scambio di idee, e se non sei d'accordo ci picchiamo! :°D
M@

Luigi Serra ha detto...

@Stella
Nella storia di Giovanni c'è piuttosto l'uso della forza contro un sopruso. La sua è stata solo una difesa. Ma ne vorrei parlare meglio in un altro post.

Luigi Serra ha detto...

Allora, forse non hai letto bene il post. Giovanni non cercava il pestaggio e non voleva menare a destra e a manca. Si è solo "attrezzato" per potersi difendere. Ha risposto all'ennesima provocazione di Guglielmo.
Comunque non hai di che a "dispiacerti" per me. Non ne vedo il motivo. :-)
Non sono un violento, ma se mi devo difendere lo faccio.
Ma, come ho detto a Stella, ne vorrei riparlare chiarendo la differenza tra pacifismo e non-violenza.
Ciao e grazie anche a te per la bella discussione.

ALESSANDRO BONI ha detto...

io ormai mi sono esposto fin troppo sull'argomento
e non voglio iniziare un'altra sequenza interminabile di post...

di fatto porgere l'altra guancia non vuol dire arrendersi.....ma a testa alta dimostrare che qualsiasi sia il soppruso, la violenza che si subisce non potra' mai toccarci o metterci in ginocchio.

nel racconto che hai postato mi limito a vedere un ragazzo che nonostante abbia dovuto reagire ad un soppruso con la violenza prova poi rimorso forse per aver capito troppo tardi (ma a quell'eta' si puo'?) che di fronte in realta' non c'era un nemico ma una richiesta di aiuto.

saluti
ale
(presidente in capo buonisti italiani)

Luigi Serra ha detto...

@Alessandro
Si, è così. Hai capito perfettamente il senso del raccontino. :-)
Non è che ti serve un vice-presidente?
Ciao
Luigi

ALESSANDRO BONI ha detto...

beh..le poche volte che ho reagito in maniera aggressiva spuntandola sul bullo di turno poi mi sono venuti dei gran sensi di colpa e ho cercato di capire...

ad ogni modo...benvenuto vice-presidente...;-)

Giorgio Salati ha detto...

Ciao, giunto dal post di Recchioni, sono capitato ora anche sul tuo, dopo aver scritto un lunghissimissimo post sull'argomento bullismo e sulla mia esperienza alle medie.

Leggendo il tuo post, mi viene da dire: io non ho mai reagito come ha fatto Giovanni. Ora che sono adulto, però, ripensando ad allora, vorrei averlo fatto qualche volta.

Giorgio Salati ha detto...

ah, comunque grandissima la canzone di Bennato! Anch'io la adoravo da piccolo!

Luigi Serra ha detto...

@Giorgio
Grazie della visita. Si a volte reagire è necessario e ci fa bene. Ci permette di avere più autostima.
Mi fa piacere che ti piaccia la canzone di Bennato. E' davvero bella.
Ciao